Si intitola Comunità di linguaggio alla frontiera. La Parrocchia personale di lingua italiana di Basilea nell’ «angolo delle tre terre», il volume di Padre Antonio Grasso, consigliere regionale dei missionari scalabriniani di Europa e Africa e direttore della Missione cattolica di lingua italiana (MCI) a Berna. Nella sua prima opera, pubblicata dall’editore Schwabe Verlag, l’autore affronta il tema del linguaggio come locus theologicus, l’unico contesto dove il fedele può incontrare Dio e criterio di appartenenza ad una comunità. Il lavoro affronta l’argomento da un punto di vista interdisciplinare (sociologico, storico ed ecclesiologico) contestualizzando la riflessione attraverso lo studio empirico del caso della parrocchia personale San Pio X di Basilea, comunità transnazionale che supera la dimensione giuridica territoriale cantonale. Partendo dall’analisi sociologica dei flussi migratori verso la Svizzera, in particolare verso Basilea e il cosiddetto «angolo delle tre terre» che comprende i comuni al confine con la Germania e la Francia, il criterio migratorio – inteso in quanto mobilità fisica – viene gradualmente relativizzato per lasciare il posto a quello più esistenziale di “nomadismo spirituale”. Nell’inquadrare le caratteristiche della società postmoderna, sempre più “liquida” nell’accezione baumaniana del termine – in cui sono cambiati i punti identitari e gli individui si definiscono sempre meno in base al territorio in cui vivono e sempre più attraverso le relazioni che sviluppano, venendo a creare quelle multi-appartenenze che definiscono i «nomadi spirituali» moderni –, l’autore sottolinea come anche la Chiesa è chiamata a riconoscere in modo ufficiale questo criterio aggregativo, assumendo un orientamento interculturale. Padre Grasso si concentra quindi sull’assistenza pastorale per i fedeli di lingua italiana garantita dalla Parrocchia personale S. Pio X con l’obiettivo di valutarne la tipologia di risposta pastorale davanti ai flussi migratori passati e attuali: «Non è semplice né automatico riformulare la propria “missione”, ma è quanto mai urgente cogliere nel nuovo contesto socio-culturale e spirituale le sfide pastorali con cui bisogna confrontarsi». Ecco dunque che «le dinamiche societarie moderne e le nuove esigenze degli individui hanno portato a un cambiamento nella costruzione delle comunità di fede, in cui il solo elemento territoriale diventa limitante nel definire l’identità e l’appartenenza spirituale delle persone». La fragilità della dimensione territoriale nel contesto attuale porta l’autore a relativizzare il principio di territorialità a favore del principio di personalità, non tanto con il fine di «mettere in contrapposizione le Parrocchie territoriali con altre tipologie di modelli pastorali, quanto rilevarne la non più assoluta capacità di rispondere ai bisogni culturali attuali». Distanziandosi dal modello territoriale in senso geografico, l’autore mette dunque in evidenza come il linguaggio sia da considerarsi oggi come il nuovo concetto di territorialità, «il nuovo criterio che descrive l’identità di una comunità di fede rispetto ad un’altra». Il superamento quindi degli attuali confini canonici e la costituzione di un territorio più ampio, giuridicamente riconosciuto, permetterebbero ai tanti «transmigranti» nella fede di vivere appieno il senso di appartenenza ad una comunità.

Veronica De Sanctis