Condividiamo le riflessioni di Alessandra Morelli, Rappresentante UNHCR in Niger, sull’impatto del Covid-19 in questi giorni e il suo augurio per una Pasqua di speranza e solidarietà.

In questo tempo sacro, che ci conduce al grande Giorno, ci troviamo tutti a vivere la medesima situazione di distanziamento sociale. Una condizione di incertezza … di quasi sospensione, che spesso genera ansia … destabilizzando il nostro abituale, scardinandolo quasi. Un sentimento che ci accomuna tutti e che, a volte, ci dà quell’impressione di non poter avanzare negli spazi sicuri a noi familiari. Quando usciamo da questo abituale, a causa di uno shock, di un trauma, l’incertezza si fa avanti … quasi senza chiedere permesso. A volte disorientando i nostri sforzi e confondendo le nostre aspettative.

Sono queste le mie riflessioni sull’impatto del Covid-19 in questi giorni, e mi rendo conto che queste emozioni che ci troviamo a condividere sono la dimensione del disagio mentale di tanti rifugiati, persone con cui mi trovo a confrontarmi ogni giorno nel mio lavoro. La condizione in cui vivono i rifugiati è una condizione d’insicurezza, di sospensione, a volte anche di lunga durata, in cui spesso il loro orizzonte è fermo; in cui si trovano molte volte, e sempre, a dover ricostruire la loro identità, personale e sociale, riadattando i loro riferimenti interni per poter elaborare l’assurdo dell’accaduto a causa di violenze e persecuzioni.

I rifugiati … gli sfollati interni … sono persone sradicate con violenza dalle proprie case, dal proprio abituale, dalla propria routine, che oggi scopriamo essere un grande privilegio; perché vivere di routine vuol dire vivere in uno spazio tranquillo, che garantisce la possibilità di muoversi in spazi tranquilli.

Mai come in questo periodo, non riesco a fare a meno di riflettere nel profondo su quello che è il disagio, mentale e sociale, del rifugiato. Molte volte mi sono espressa nel condividere e nel cercare di fare comprendere la loro condizione, usando esattamente le stesse parole di incertezza, del vivere sospesi, del vivere con ansia e con paura … parole che sento risuonare nella condivisione dei miei familiari, dei miei amici e di tanti conoscenti quando ci scambiamo i sentimenti generati in questo tempo del Covid-19.

Ebbene … mi trovo a comprendere ancora di più quello che è il disagio delle persone a cui mi è chiesto di rivolgere la cura e l’attenzione, tutti i giorni durante la mia giornata lavorativa. Ed ecco che penso che …  è più comprensibile, ora che siamo accomunati tutti, a livello globale, da queste emozioni … di comprendere ancora meglio, e profondamente, quella che è la virtù della solidarietà; una virtù dei tempi difficili, una bussola nell’incertezza; una virtù che ci spinge ad uscire dal nostro piccolo, ad uscire dalla nostra sfera e a guardare oltre … al di là … e comprendere sempre  più quella che è la forza, dalla radice profonda, di questa parola così importante, quale è la solidarietà.

In questo tempo sacro, che ci porta al grande Giorno, auguro a tutti di entrare nella propria cella interiore e di contemplarla questa virtù, per immergersi nella sua energia e per assorbirne la forza e lo slancio nel guardare oltre e percepirci parte di una visione nuova che è quella del Noi … perché alla fine l’umanità è destinata a vivere e a crescere nel Noi. È un viaggio importante, è un viaggio necessario quello di sentirsi parte di questo noi, di questa fratellanza universale, che questo cammino quaresimale ci insegna e ci motiva spingendoci a riflettere per arrivare al grande Giorno sapendo con certezza che … la pietra di quella tomba si aprirà e che … aprendosi ci farà vivere tutti dentro quella grande luce, che è quella della rinascita; anche questo è quello che ci accomuna come umanità.

Cosa mi insegnano i rifugiati tutti i giorni? I rifugiati, tutti i giorni, mi insegnano questa resilienza che è una delle radici della solidarietà. Mi insegnano che nonostante tutto, attraverso il sentirsi uniti, attraverso il porgere e afferrare la mano dell’altro, Noi possiamo risalire dalla barca rovesciata. Possiamo rimetterci in piedi e respirarla interamente questa nostra dignità. Nonostante tutto, i rifugiati che incontro tutti i giorni stanno in piedi davanti a me … e mi sorridono … e nonostante le difficoltà … ringraziano e sono loro che mi danno la forza di sentirmi parte integra della ripresa del loro soffio di vita. Sono sentimenti ed emozioni molto forti, che spesso si danno per scontato … ma è nei momenti di crisi, quando sei dentro profondamente anche tu nella difficoltà, che riesci a capire. Penso che le mie parole oggi vengono sicuramente capite con una prospettiva diversa, con una profondità diversa perché anche noi stiamo dentro una crisi, anche noi stiamo vivendo l’essere sradicati dalla nostra abitualità. Con violenza, con incertezza e con paura siamo stati sradicati dalla nostra abitualità. Nonostante tutto, l’augurio che sgorga dal mio cuore è quello di aggrapparci l’un l’altro … di sentirci parte di questa stessa umanità e di credere profondamente che quella pietra del Sepolcro, che rotola via, ci proietterà in una nuova prospettiva, di speranza e di apertura al mondo. Auguro a tutti noi il coraggio di rimuovere le pietre gli uni degli altri. Buona Pasqua.

 

Alessandra Morelli è Delegata per dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dal 1992. Si è formata professionalmente nella gestione delle emergenze e delle zone di conflitto ad alto rischio, ed è impegnata direttamente sul campo in negoziazioni e operazioni umanitarie di risposta e di coordinamento, protezione e assistenza di rifugiati, sfollati interni e rimpatriati nelle aree più calde e fragili del mondo. Attualmente è rappresentante UNHCR in Niger.