Nel suo volume spiega il fenomeno delle migrazioni, in particolare dall’Africa. Quali sono le vere cause dell’emigrazione Africana?

Le cause sono molteplici e si intrecciano per cui solo un approccio interdisciplinare è il più auspicabile. Per questo motivo, nel mio libro parto dalla storia passata e recente del continente africano per spiegare al lettore come solo leggendo e cercando di capire l’Africa dalla tratta transatlantica fino al colonialismo e al neo colonialismo, si possono comprendere le cause del fenomeno migratorio dall’Africa.

I tre secoli di Tratta ( XVI° al XIX° secolo) hanno scombussolato l’organizzazione sociale, politica, economica, il sistema sanitario e educativo ben consolidati di regni ed imperi come il Danxomé (Benin), Ashanti (Ghana), il Kongo ( Angola) e tanti altri, dal Senegal all’Angola! La conseguenza era che quelle terre sono state svuotate delle loro popolazioni soprattutto i giovani, le persone in età fertile, capaci di procreare e quindi di una mano d’opera per l’agricoltura, l’artigianato e dei consumatori. Più di 15 milioni di persone sono state strappate all’Africa e intere zone del continente erano per secoli in perpetuo stato di guerra per procurare schiavi da vendere. Passati appena 20 o 30 anni dalla Tratta, l’Europa va di nuovo all’assalto dell’Africa: inizia il colonialismo. Anche se ha avuto vita breve, ha lasciato danni irrimediabili in Africa e i Paesi colonizzati fanno ancora fatica a trovare una strada loro per emergere. “È passato mezzo secolo”, dirà qualcuno. Ma dalle ricerche emerge chiaramente che quegli eventi dolorosi hanno distorto e cambiato il corso della storia africana. E’ importante conoscere bene il passato dell’Africa per capire quello che sta succedendo oggi con fenomeni come l’emigrazione. Se l’Africa non avesse subito tanta violenza e sopruso, sarebbe rimasta sicuramente una terra più prospera. Lo sconvolgimento politico, la debâcle economica, le guerre e tanti altri problemi in cui versa l’Africa sono frutti di quella storia che ha per conseguenze tra le altre cose le migrazioni selvagge.

 

Perché è un fenomeno che sembra essere aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni?

Aumentato perché ne parlano di più i media occidentali a modo loro, a tutte le ore per mettere in cattiva luce l’emigrato e seminare paure nelle popolazioni e per permettere ad alcuni gruppi politici di rinforzare discorsi xenofobi e sperare di arrivare al potere? Oppure perché è un fatto reale? Da sempre l’emigrazione è un fenomeno che è esistito e ha forgiato le comunità all’interno dell’Africa. Esistono le rotte di migrazione tradizionale: vedi dal Benin alla Nigeria, dal Burkina Faso verso la Costa d’Avorio, dal Togo, Benin, Burkina Faso e Niger verso il Ghana, ecc. Ci sono anche delle rotte circolari o cicliche come quelle che dal 1950 portano dei Nigerini a lavorare in Libia o in Algeria. Questi dati sono confermati da recenti studi, l’Africano non pensa all’Europa come prima soluzione ai suoi problemi economici o sociali, ma pensa all’Africa stessa. Secondo il dipartimento di affari sociali e economici dell’ONU, il 93,6% di migranti africani che provengono dall’Africa occidentale – Ghana, Togo, Benin, Costa d’Avorio, Mali, Senegal, Gambia, Nigeria, Niger – non esce dall’Africa, ma va in un altro Paese di quella regione! E’ una tendenza generale all’interno del continente anche in casi di guerre, disastri naturali ed altri. Vedi l’Uganda che accoglie più di 1 milione di rifugiati. Non sono i Paesi ricchi ad accogliere il più gran numero di migranti. È un falso mito!

Tratto ampiamente di questo tema basandomi su dati ufficiali nel primo capitolo del mio libro. Temo che più si cerca di sfruttare selvaggiamente l’Africa e più i giovani verranno in cerca di quello che è loro tolto. Semplicemente, “Rivogliono il loro pesce” ; così nasce il titolo del mio libro.

 

Come possiamo andare oltre i luoghi comuni e gli stereotipi che riguardano le migrazioni per creare una società più inclusiva e che non abbia paura dell’altro e del diverso?

Credo che la strada maestra sia l’Educazione. Nelson Mandela, diceva che “L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo”. Lo confermo grazie alla mia esperienza come educatore e persona che lavora da anni in Italia con ragazzi e famiglie sul tema dell’emigrazione che sia importante parlare alla gente, raccontare un’Africa vera. L’Africa nell’immaginario di molti è vista ancora come una terra di soli problemi, povera, dove non c’è niente, solo desolazione. Se fosse così non si capirebbe perché ci stiano cosi tanti Occidentali a girarlo, a fissarvi dimora e far affari. L’Africa non è soltanto un continente con problemi, ha tante bellezze, ricchezze e culture. E questo lo spiego anche nel libro che è il frutto di un cammino decennale a contatto dei migranti e dei ragazzi nelle scuole. Ma noto che questo approccio funziona, la gente supera la superficialità quando capisce quanto l’economia di questi Paesi sviluppati dipende spesso dalle materie prime comprate a poco prezzo ai contadini africani o portate via senza rispetto delle persone, distruggendo l’ambiente, inquinando terre e acque e devastando interi territori.  L’emigrazione va spiegata, altrimenti è subita con le conseguenze in cui versava l’Italia prima della crisi del Coronavirus. Bisogna prendere il tempo di conoscere l’altro, la sua cultura e spesso scopriamo delle cose belle. Abbiamo da imparare gli uni dagli altri. Non è uno slogan. Sono cresciuto in ambienti multiculturali sin dall’infanzia. Oggi che sono cinquantenne, e vedendo quello che sta succedendo qua, credo che è stato uno dei regali più belli della mia vita. Può sembrare faticoso, ma è troppo arricchente.

 

Allo stesso tempo, quali sono le possibili soluzioni per una migrazione giusta e sicura, ma anche per garantire alle comunità locali uno stile di vita che sia degno e in grado di stimolare le giovani generazioni a restare?

Per restare le giovani generazioni hanno bisogno di poter realizzare i loro sogni sulle loro terre. Si tratta di cose semplici: acqua potabile, luce, cure mediche elementari, accesso all’educazione, al lavoro. Ma questo non può realizzarsi se i Paesi non riescono a vendere al giusto prezzo le materie prime e se la corruzione gangrena le classi dirigenti. Non dimentichiamo però che non ci sono corrotti senza corruttori. Chi vuole contratti stracciati, farà anche dei corrotti. Per cui ci vuole ferma volontà per resistere, ma non so quanti pensano realmente al bene della comunità intera e non solo a quella della propria cerchia.

Con degli amici, sono riuscito a creare un’Associazione, Il Cedro Onlus (www.cedres-ong.org). Il nostro impegno è sensibilizzare i giovani e le famiglie in Benin e in Africa  sulle conseguenze drammatiche di una migrazione non pensata verso l’Europa. Sono liberi come qualsiasi essere umano di andare e venire, ma se non c’è un progetto dietro, se non sai chi ti accoglie, dove alloggiare, come mangiare, in breve se non c’è un progetto concreto è meglio non imbarcarsi per l’Europa. Questo, noi lo diciamo nelle scuole, nelle università, sui media, e nelle parrocchie e la gente ci ascolta. Li sproniamo a cercare soluzioni alternative all’emigrazione ad inventare soluzioni a casa. E ci stanno. E li stiamo accompagnando in questo con progetti concreti tramite l’Ong Cèdres in Benin. Come puoi dire ad una donna di rimanere se deve continuare a cercare l’acqua potabile a più 20 km da casa? Bisogna aiutarla ad avere quel bene a portata di mano così la sua terra le è ospitale. Se i ragazzi continuano a sognare che solo fuori dei confini nazionali ci sono migliori biblioteche ecc., è difficile che rimangano. Bisogna accompagnarli e come associazione ci stiamo provando.

Credo che i Paesi occidentali che spesso negano visti di acceso al loro territorio ai giovani africani, dovrebbero avere anche il coraggio di dissuadere i loro cittadini di andare solo per fare affari in Africa a scapito della gente. L’Africano è libero di muoversi come gli altri, ma le nuove regole di “esternalizzazione” delle frontiere sud dell’Europa fino al Sudan per esempio non mi sembra né rispettosa degli Africani, della loro libertà di movimento a casa loro, né prenda in conto le vie tradizionali di migrazioni. L’Occidente deve smettere di fare il padrone a casa degli altri.

 

Jean-Baptiste Sourou, originario della Repubblica del Benin, è docente di comunicazioni sociali e culture africane e ricercatore sulle migrazioni africane. Ha conseguito un dottorato in Scienze sociali e comunicazioni presso la Pontificia Università Gregoriana e una licenza in Teologia. Ha trascorso il post-dottorato in Sudafrica e in Africa Occidentale.  E’ autore di vari libri e articoli.  Con degli amici ha fondato “Il Cedro Onlus” e l’Ong “Cèdres”, impegnate nella ricerca di soluzioni alternative all’emigrazione giovanile dall’Africa.